Intorno a settembre 2002 una decina di ragazzi molfettesi si sono incontrati, per molte settimane di seguito, per parlare di un annoso problema che assilla la nostra città: l’assoluta – o quasi – mancanza di spazi dove ognuno possa esprimere le proprie capacità artistiche, la propria voglia di impegno sociale, insomma il proprio esser giovani. Si è discusso molto di problemi quali l’abbandono del centro storico, l’inadeguatezza della ricettività turistica non solo per la mancanza di una seria imprenditoria locale, la totale assenza di spazi di divertimento o confronto per ragazzi.Per molti di noi l’ARCI era una sigla sconosciuta fino a pochi giorni prima, poi mano mano si è delineata la possibilità di creare un circolo anche qui a Molfetta, cercando di imparare da esperienze che ci sono state in passato per non ripetere gli stessi errori. Naturalmente tra i primissimi problemi c’è stato quello di capire perchè proprio ARCI e non essere una semplice associazione locale. Rispondere a questa domanda non è stato facile e siamo giunti ad una conclusione che ci ha poi convinto della bontà della scelta.
Il portato culturale di questa associazione, che attraverso la promozione e lo sviluppo sociale, identifica il proprio campo di azione lì dove possa esserci ogni minima crescita personale, era proprio quello che mancava a Molfetta, dove il fermento giovanile, in ogni campo dell’arte e non solo, è molto vivo e chiede solo di essere riscoperto.
Ecco il progetto, speriamo fattibile anche grazie alla collaborazione di tanti altri che vorranno aggiungersi nel tempo: unire all’aspetto associativo tipico del circolo, dove incontrare sempre nuovi amici, ritrovarsi la sera, discutere e magari bere qualcosa insieme, anche la necessità di ampliare i proprio orizzonti attraverso varie attività quali laboratori, cineforum, dibattiti a tema, seminari e magari anche gite o vere e proprie vacanze!
Ecco perchè ARCI. Perchè la rete capillare non solo in Puglia ma anche nel resto di Italia ci permetterà di esportare le nostre esperienze e attività anche in altri circoli – così come noi potremo da loro assorbire – ed attuare nella nostra città, visto il profondo legame tra circolo e territorio, tutto quello che la fantasia dei milioni di iscritti all’ARCI ha saputo creare!
Il legame è naturalmente soprattutto culturale, perchè per ognuno di noi è importante che si rivaluti ogni aspetto della nostra città, ogni espressione di quello che i molfettesi sanno e vogliono fare. Naturalmente più saremo e meglio sarà.
Curiosità: il perché del nostro nome
Molti si domandano perchè abbiamo scelto come nome del nostro circolo proprio “Il Cavallo di Troia”.
Ebbene a Molfetta, come probabilmente in moltissime altre città, si narrano delle storie che si tramandano di generazione in generazione e che sono espressione della cultura popolare.
Ad esempio moltissimi sanno, soprattutto nella provincia di Bari (ma anche molto più lontano), che Molfetta ha il soprannome di “città delle belle donne“. Questo prende spunto dalla conformazione delle torri campanarie del Duomo di Molfetta, torri che viste da lontano sembrano rappresentare un paio di “corna”, da ricollegare ad una (presunta) diffusa quanto scarsa capacità, da parte delle consorti molfettesi, di tener fede agli impegni matrimoniali allorquando i rispettivi mariti sono lontani, magari imbarcati su pescherecci di alto mare.
E ben pochi molfettesi doc sanno che a Molfetta conserviamo un particolare Cavallo di Troia.
Infatti, percorrendo di sera la strada che collega la città al santuario della Madonna dei Martiri, andando dalla chiesa verso la secca dei pali, ponendosi a destra dello spartitraffico alberato, puntando lo sguardo verso la chiesa di S. Domenico, riconoscibile dalla croce blu posta sulla punta del timpano, si scorge, disegnato dai contorni dei palazzi in contrasto col colore bianco della chiesa, una sagoma di cavallo, che la tradizione popolare identifica con un oriundo “Cavallo di Troia”!
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